La Parola che conta: sabato 20 giugno 2026 (rito ambrosiano)

Sabato della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

LETTURA Lv 23, 9. 15-22
Lettura del libro del Levitico

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Dal giorno dopo il sabato, cioè dal giorno in cui avrete portato il covone per il rito di elevazione, conterete sette settimane complete. Conterete cinquanta giorni fino all’indomani del settimo sabato e offrirete al Signore una nuova oblazione. Porterete dai luoghi dove abiterete due pani, per offerta con rito di elevazione: saranno di due decimi di efa di fior di farina, e li farete cuocere lievitati; sono le primizie in onore del Signore. Oltre quei pani, offrirete sette agnelli dell’anno, senza difetto, un giovenco e due arieti: saranno un olocausto per il Signore, insieme con la loro oblazione e le loro libagioni; sarà un sacrificio di profumo gradito, consumato dal fuoco in onore del Signore. Offrirete un capro in sacrificio per il peccato e due agnelli dell’anno in sacrificio di comunione. Il sacerdote presenterà gli agnelli insieme al pane delle primizie con il rito di elevazione davanti al Signore; tanto i pani quanto i due agnelli consacrati al Signore saranno riservati al sacerdote. Proclamerete in quello stesso giorno una festa e convocherete una riunione sacra. Non farete alcun lavoro servile. Sarà per voi una legge perenne, di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete. Quando mieterai la messe della vostra terra, non mieterai fino al margine del campo e non raccoglierai ciò che resta da spigolare del tuo raccolto; lo lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono il Signore, vostro Dio».

SALMO Sal 96 (97)

Il Signore è l’Altissimo su tutta la terra.

Si vergognino tutti gli adoratori di statue
e chi si vanta del nulla degli idoli.
A lui si prostrino tutti gli dèi!
Ascolti Sion e ne gioisca,
esultino i villaggi di Giuda
a causa dei tuoi giudizi, Signore. R

Perché tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi.
Odiate il male, voi che amate il Signore:
egli custodisce la vita dei suoi fedeli,
li libererà dalle mani dei malvagi. R

Una luce è spuntata per il giusto,
una gioia per i retti di cuore.
Gioite, giusti, nel Signore,
della sua santità celebrate il ricordo. R

EPISTOLA Rm 14, 13 – 15, 2
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, d’ora in poi non giudichiamoci più gli uni gli altri; piuttosto fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello. Io so, e ne sono persuaso nel Signore Gesù, che nulla è impuro in se stesso; ma se uno ritiene qualcosa come impuro, per lui è impuro. Ora se per un cibo il tuo fratello resta turbato, tu non ti comporti più secondo carità. Non mandare in rovina con il tuo cibo colui per il quale Cristo è morto! Non divenga motivo di rimprovero il bene di cui godete! Il regno di Dio infatti non è cibo o bevanda, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: chi si fa servitore di Cristo in queste cose è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini. Cerchiamo dunque ciò che porta alla pace e alla edificazione vicendevole. Non distruggere l’opera di Dio per una questione di cibo! Tutte le cose sono pure; ma è male per un uomo mangiare dando scandalo. Perciò è bene non mangiare carne né bere vino né altra cosa per la quale il tuo fratello possa scandalizzarsi. La convinzione che tu hai, conservala per te stesso davanti a Dio. Beato chi non condanna se stesso a causa di ciò che approva. Ma chi è nel dubbio, mangiando si condanna, perché non agisce secondo coscienza; tutto ciò, infatti, che non viene dalla coscienza è peccato. Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo.

VANGELO Lc 11, 37-42
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle».

L’origine della festa di Pentecoste sta in questa indicazione che Dio dona a Mosè perché la faccia osservare a tutto il popolo in maniera perenne: è la festa di fine mietitura che celebra e ringrazia per il dono provvidenziale di quanto è stato raccolto, senza trascurare i bisognosi (per questo non si miete tutto, fino al bordo, perché ciò che resta sia per il povero e il forestiero). I ritmi di vita dai quali il Signore trae i riti religiosi per dare al popolo la sua identità sono quelli di un popolo che inizia ad essere stanziale, ad avere una terra da coltivare, non più dunque nomade.

E’ un’indicazione sapienziale quella che Paolo dà ai Romani riguardo all’osservanza delle leggi e delle consuetudini: custodire il fratello è prendersi cura di quanti sono deboli e dunque non dare occasione di scandalo solo perché più forti di lui. Bisogna ricercare la pace e l’edificazione vicendevole, cioè essere in comunione e di esempio gli uni per gli altri.

“Questa raccolta di “guai” va collocata nel contesto sociale e religioso del tempo: ciò che è condannato è il formalismo e la pretesa di avere il monopolio della conoscenza di Dio” (Nota della Bibbia Cei del 2008): Gesù si scaglia contro chi pensa che ‘osservanza formale di norme e leggi sia sufficiente per essere considerati giusti e dunque essere graditi a Dio, pensando di conoscerlo. In realtà non è così! Occorre entrare in sé stessi per poter discernere la vera fede, la vera conoscenza di Dio e la vera origine delle scelte e delle decisioni conformi o meno alla legge e alle norme. Elemosina, giustizia e amore di Dio sinceri valgono più di ogni osservanza formale della legge.

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