La Parola che conta: sabato 27 giugno 2026 (rito ambrosiano)
Sabato della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste
Memoria di sant’Arialdo, diacono e martire
LETTURA Lv 23, 26-32
Lettura del libro del Levitico
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Il decimo giorno di questo settimo mese sarà il giorno dell’espiazione; terrete una riunione sacra, vi umilierete e offrirete sacrifici consumati dal fuoco in onore del Signore. In quel giorno non farete alcun lavoro, poiché è il giorno dell’espiazione, per compiere il rito espiatorio per voi davanti al Signore, vostro Dio. Ogni persona che non si umilierà in quel giorno sarà eliminata dalla sua parentela. Ogni persona che farà in quel giorno un qualunque lavoro io la farò perire in mezzo alla sua parentela. Non farete alcun lavoro. Sarà per voi una legge perenne, di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete. Sarà per voi un sabato di assoluto riposo e dovrete umiliarvi: il nono giorno del mese, dalla sera alla sera seguente, farete il vostro riposo del sabato».
SALMO Sal 97 (98)
Acclamate al nostro re, il Signore.
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R
Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani. R
Esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra:
giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine. R
EPISTOLA Eb 9, 6b-10
Lettera agli Ebrei
Fratelli, nella prima tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrare il culto; nella seconda invece entra solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per quanto commesso dal popolo per ignoranza. Lo Spirito Santo intendeva così mostrare che non era stata ancora manifestata la via del santuario, finché restava la prima tenda. Essa infatti è figura del tempo presente e secondo essa vengono offerti doni e sacrifici che non possono rendere perfetto, nella sua coscienza, colui che offre: si tratta soltanto di cibi, di bevande e di varie abluzioni, tutte prescrizioni carnali, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate.
VANGELO Gv 10, 14-18
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
Il giorno dell’espiazione è il grande giorno penitenziale che segna anche il rispetto del riposo sabbatico e l’astensione da qualsiasi attività umana, anche essenziale: è la manifestazione personale e di popolo del pentimento per il peccato commesso e l’impegno a non cedere più alla tentazione.
Il culto antico prevedeva diversi riti e diversi ruoli per poter accedere alla tenda più sacra e così perfezionare l’offerta: ma ciò era solo un’anticipo e un’ombra della perfezione del sacrificio di Cristo come sommo sacerdote e vittima nello stesso tempo.
Ecco che nell’immagine di Gesù buon pastore che conosce le sue pecore e le custodisce a costo di dare la sua vita si compie l’antica promessa che diventa nuova alleanza: la via a Dio Padre è aperta grazie alla relazione e al riconoscimento di Gesù come colui che è la porta della salvezza e via alla vita eterna.

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