La Parola che conta: martedì 4 agosto 2026 (rito ambrosiano)

Martedì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

memoria di san Giovanni Maria Vianney, sacerdote

LETTURA 2Cr 7, 1-10

Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Appena Salomone ebbe finito di pregare, cadde dal cielo il fuoco, che consumò l’olocausto e le altre vittime, mentre la gloria del Signore riempiva il tempio. I sacerdoti non potevano entrare nel tempio del Signore, perché la gloria del Signore lo riempiva. Tutti gli Israeliti, quando videro scendere il fuoco e la gloria del Signore sul tempio, si prostrarono con la faccia a terra sul pavimento, adorarono e celebrarono il Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Il re e tutto il popolo offrirono un sacrificio davanti al Signore. Il re Salomone offrì in sacrificio ventiduemila giovenchi e centoventimila pecore; così il re e tutto il popolo dedicarono il tempio di Dio. I sacerdoti attendevano al servizio e così pure i leviti, con tutti gli strumenti musicali che il re Davide aveva fatto per celebrare il Signore, perché il suo amore è per sempre, quando salmodiava per mezzo loro. I sacerdoti suonavano le trombe di fronte ai leviti, mentre tutti gli Israeliti stavano in piedi. Salomone consacrò il centro del cortile che era di fronte al tempio del Signore; infatti lì offrì gli olocausti e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l’altare di bronzo, eretto da Salomone, non poteva contenere l’olocausto, l’offerta e i grassi. In quel tempo Salomone celebrò la festa per sette giorni: tutto Israele, dall’ingresso di Camaal torrente di Egitto, un’assemblea grandissima, era con lui. Nel giorno ottavo ci fu una riunione solenne, essendo durata la dedicazione dell’altare sette giorni e sette giorni anche la festa. Il ventitré del settimo mese Salomone congedò il popolo, perché tornasse alle sue tende contento e con la gioia nel cuore per il bene concesso dal Signore a Davide, a Salomone e a Israele, suo popolo.

SALMO Sal 95 (96)

Grande è il Signore e degno di ogni lode.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,terribile sopra tutti gli dèi.Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,il Signore invece ha fatto i cieli.Maestà e onore sono davanti a lui,forza e splendore nel suo santuario. R

Date al Signore, o famiglie dei popoli,date al Signore gloria e potenza,date al Signore la gloria del suo nome.Portate offerte ed entrate nei suoi atri,prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R

Tremi davanti a lui tutta la terra.Dite tra le genti: «Il Signore regna!».È stabile il mondo, non potrà vacillare!Egli giudica i popoli con rettitudine. R

VANGELO Lc 11, 29-30

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre le folle si accalcavano, il Signore Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione».

Sì conclude il lungo rito di dedicazione del tempio di Gerusalemme dopo che la nube divina vi è entrata come segno della presenza di Dio. I segni qui descritti così come l’entusiasmo che ha accompagnato quei giorni dicono l’importanza di quel luogo, ma soprattutto l’impegno del popolo di Dio a seguire i suoi insegnamenti per godere della sua benedizione.

Chiedere segni a Dio è dubitare della sua reale presenza ed opera: è questo che emerge dalle parole che Gesù rivolge alla folla che lo attornia per sapere se davvero è lui il Figlio dell’uomo atteso. Il Signore stigmatizza questo atteggiamento e indica nel “segno di Giona” la conferma del suo essere il Messia atteso: bisogna passare dalla porta stretta della passione, morte e risurrezione per accedere al mistero di Dio rivelato in Gesù.

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