La Parola che conta: giovedì 17 settembre 2026 (rito ambrosiano)

Giovedì della settimana della III Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Memoria di san Sàtiro

LETTURA Gc 1, 19-27
Lettura della lettera di san Giacomo apostolo

Lo sapete, fratelli miei carissimi: ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira. Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio. Perciò liberatevi da ogni impurità e da ogni eccesso di malizia, accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi; perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla. Se qualcuno ritiene di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.

SALMO Sal 36 (37)

La verità del Signore sia guida al mio cammino.

Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno. R

Sta’ in silenzio davanti al Signore e spera in lui.
Desisti dall’ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: non ne verrebbe che male;
perché i malvagi saranno eliminati.
I poveri invece avranno in eredità la terra. R

Sono stato fanciullo e ora sono vecchio:
non ho mai visto il giusto abbandonato
né i suoi figli mendicare il pane;
ogni giorno egli ha compassione e dà in prestito,
e la sua stirpe sarà benedetta. R

VANGELO Lc 18, 18-23
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Un notabile interrogò il Signore Gesù: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre”». Costui disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza». Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!». Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco.

L’ascolto è alla base di una vita di fede che sia degna di essere vissuta e riconosciuta perché tale esercizio di pazienza apre la mente, il cuore e l’animo agli insegnamenti di Dio e alle sue leggi eterne, leggi che sono date per la salvezza dell’uomo e per costruire un mondo sulla giustizia e sulla pace; ma questo ascolto deve maturare, poi, in una pratica di quanto ascoltato, accolto e fatto proprio perché così la vita diventa dignitosa, realmente guidata dallo Spirito di fortezza e si è capaci di dominare gli istinti oltre che solleciti verso le necessità del fratelli e attenti a non lasciarsi dominare dallo spiritio mondano.

Chissà cosa c’era davvero nel cuore di questo notabile che interroga Gesù su come deve fare per avere la vita eterna: forse si aspettava una ricetta facile, una conferma di quando credeva di sapere già… e in parte è così perché Gesù cita i comandamenti, specialmente quelli che regolano il giusto rapporto con il prossimo, ma va oltre: il Signore mette alla prova i valori di questo notabile e smaschera il suo essere totalmente preso dai suoi beni che sono al centro delle sua vita, la prima e ultima preoccupazione delle sue giornate. Gesù però chiede la sequela, seguirLo anzitutto e saper rinunciare a quanto di più prezioso noi teniamo: il vero tesoro è questo, il vero tesoro è il cielo.

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