La Parola che conta: lunedì 28 settembre 2026 (rito ambrosiano)
Lunedì della settimana della V Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore
Memoria facoltativa del beato Luigi Monza, sacerdote
LETTURA Gc 5, 7-11
Lettura della lettera di san Giacomo apostolo
Siate dunque costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore. Ecco, noi chiamiamo beati quelli che sono stati pazienti. Avete udito parlare della pazienza di Giobbe e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è ricco di misericordia e di compassione.
SALMO Sal 129 (130)
L’anima mia è rivolta al Signore.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R
Io spero, Signore.
Spera l’anima mia, attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora. R
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe. R
VANGELO Lc 20, 9-19
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù prese a dire al popolo questa parabola: «Un uomo piantò una vigna, la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano per molto tempo. Al momento opportuno, mandò un servo dai contadini perché gli dessero la sua parte del raccolto della vigna. Ma i contadini lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò un altro servo, ma essi bastonarono anche questo, lo insultarono e lo mandarono via a mani vuote. Ne mandò ancora un terzo, ma anche questo lo ferirono e lo cacciarono via. Disse allora il padrone della vigna: “Che cosa devo fare? Manderò mio figlio, l’amato, forse avranno rispetto per lui!”. Ma i contadini, appena lo videro, fecero tra loro questo ragionamento: “Costui è l’erede. Uccidiamolo e così l’eredità sarà nostra!”. Lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Che cosa farà dunque a costoro il padrone della vigna? Verrà, farà morire quei contadini e darà la vigna ad altri». Udito questo, dissero: «Non sia mai!». Allora egli fissò lo sguardo su di loro e disse: «Che cosa significa dunque questa parola della Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo?”. Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e colui sul quale essa cadrà verrà stritolato». In quel momento gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito infatti che quella parabola l’aveva detta per loro.
I tempi apostolici erano caratterizzati dalla certezza dell’imminente ritorno del Signore glorioso, Gesù risorto: per questo le raccomandazioni che sono a conclusione della lettera di Giacomo richiamano proprio l’attenzione su questo punto, indicando nella costanza, nell’attesa, nella pazienza come quella del contadino che attende che il raccolto maturi… l’atteggiamento giusto da vivere nell’oggi, guardando al futuro. Indica poi alcuni modelli, come i profeti o Giobbe, che hanno vissuto questa tensione continua fino all’incontro con il Dio creduto, amato e sperato.
Gesù parla al popolo ma si rivolge direttamente ai capi religiosi che erano venuti ad interrogarlo sulla fonte della sua autorità: così la parabola suscita in questi ultimi una reazione istintivamente violenta, frenata solamente dal popolo che, numeroso, circondava, seguiva ed ascoltava Gesù parlare. E’ l’amore di Dio ad essere ferito nel racconto dei vignaioli omicidi: un amore che viene rifiutato perché “barattato” con il possesso della vigna stessa, cercando di eleminare qualsiasi altro concorrente, che sia semplice inviato del padrone o addirittura sua figlio. La gravità di questo racconto, ripreso dal canto di Isaia 5, è espresso dal commento di Gesù che, citando il salmo, ricorda come il centro di tutto, scartato, diventa il fondamento di tutto perché lo è sempre sarà: è lui stesso con la sua obbedienza al Padre e il compimento d’amore nella passione, morte e risurrezione, risposta che va’ al di là di ogni rifiuto.

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