La Parola che conta: venerdì 9 ottobre 2026 (rito ambrosiano)
Venerdì della settimana della VI Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore
Memoria facoltativa di san Dionigi, vescovo e compagni, martiri
EPISTOLA 2Tm 4, 9-18. 22
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Carissimo, cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo, ed è partito per Tessalònica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. Prendi con te Marco e portalo, perché mi sarà utile per il ministero. Ho inviato Tìchico a Èfeso. Venendo, portami il mantello, che ho lasciato a Tròade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene. Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni: il Signore gli renderà secondo le sue opere. Anche tu guàrdati da lui, perché si è accanito contro la nostra predicazione. Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen. Il Signore sia con il tuo spirito. La grazia sia con voi!
SALMO Sal 140 (141)
A te, Signore, sono rivolti i miei occhi.
Signore, a te grido, accorri in mio aiuto;
porgi l’orecchio alla mia voce quando t’invoco.
La mia preghiera stia davanti a te come incenso,
le mie mani alzate come sacrificio della sera. R
Poni, Signore, una guardia alla mia bocca,
sorveglia la porta delle mie labbra.
Non piegare il mio cuore al male,
a compiere azioni criminose con i malfattori:
che io non gusti i loro cibi deliziosi. R
A te, Signore Dio, sono rivolti i miei occhi;
in te mi rifugio, non lasciarmi indifeso.
Proteggimi dal laccio che mi tendono,
dalle trappole dei malfattori. R
VANGELO Lc 21, 34-38
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo.
La vita di ogni persona e di ogni discepolo è intessuta dalle relazioni: Paolo ne dà un’esempio in questa conclusione della sua seconda lettera al discepolo Timòteo. Alcune di queste relazioni sono positive e aiutano entrambi a crescere e a camminare insieme, perseverando sulla via della vita e della fede, altre invece sono una “spina nel fianco” perché cercano di deviare e di fare deviare, addirittura mettendo in difficoltà la persona stessa che vuole rimanere fedele a Gesù e al Vangelo. In tutto questo Paolo ricorda la cosa fondamentale: “Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza”.
In questi ultimi versetti del capitolo 21 del Vangelo di Luca Gesù sottolinea fortemente la dimensione della cura di sé, del fatto di avere un cuore e un’animo leggero, non appesantito da “dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita” perché possiamo riconoscere “quel giorno”, cioè la venuta del Figlio dell’uomo e il compimento del suo regno: avere la forza di sfuggire a tutto quello che sta per accadere significa scegliere la direzione giusta, quella della perseverante sequela di Gesù e dei suoi insegnamenti e testimoni. Impariamo dal Signore che ha coltivato in tutta la sua vita l’insegnamento e il rapporto continuo con il Padre.

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