Omelia della IV Domenica dopo Pentecoste (rito ambrosiano, A) 28/6/2020

LETTURA Gen 6, 1-22
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. [Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni».
C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo –, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi. ] Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti». Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. Questa è la discendenza di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet. Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco, essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. Farai nell’arca un tetto e, a un cubito più sopra, la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore. Ecco, io sto per mandare il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne in cui c’è soffio di vita; quanto è sulla terra perirà. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli, secondo la loro specie, del bestiame, secondo la propria specie, e di tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie, due di ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e fanne provvista: sarà di nutrimento per te e per loro». Noè eseguì ogni cosa come Dio gli aveva comandato: così fece.

SALMO Sal 13 (14)

L’alleanza di Dio è con la stirpe del giusto.

Lo stolto pensa: «Dio non c’è».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
non c’è chi agisca bene.
Il Signore dal cielo si china sui figli dell’uomo
per vedere se c’è un uomo saggio,
uno che cerchi Dio. R

Sono tutti traviati, tutti corrotti;
non c’è chi agisca bene, neppure uno.
Non impareranno dunque tutti i malfattori,
che divorano il mio popolo come il pane
e non invocano il Signore? R

Ecco, hanno tremato di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.
Voi volete umiliare le speranze del povero,
ma il Signore è il suo rifugio. R

EPISTOLA Gal 5, 16-25
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, vi dico: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

VANGELO Lc 17, 26-30. 33
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva».

Inizio questa riflessione evocando una immagine artistica che tutti noi conosciamo bene: la creazione di Adamo dipinta da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina. Ecco dunque una cronaca dell’epoca del dipinto:

Quando, nel 1512, Michelangelo completò finalmente l’affresco del soffitto della cappella Sistina, che è considerata una delle opere più famose nella storia dell’arte, i cardinali responsabili della cura delle opere rimasero per ore a guardare e ammirare il magnifico affresco. Dopo l’analisi, si sono incontrati con il maestro delle arti, Michelangelo e, senza vergogna, hanno sparato: rifaccia!

Lo scontento, ovviamente, non era per l’intero lavoro, ma per un dettaglio, apparentemente non importante. Michelangelo aveva disegnato il pannello della creazione dell’uomo con le dita di Dio e di Adamo, toccandosi. I cardinali chiesero che non vi fosse alcun tocco, ma che le dita di entrambi fossero tenute separate e di più: che il dito di Dio fosse sempre teso al massimo, ma che il dito di Adamo, facesse contrarre l’ultima falange. Un dettaglio semplice ma con un significato sorprendente: Dio è lì, ma la decisione di cercarlo dipende dall’uomo. Se vuole, allungherà il dito, lo toccherà, ma non volendo, può passare una vita senza cercarlo. L’ultima falange del dito di Adam contratto rappresenta quindi il libero arbitrio.

Fonte: Rupnik, Marko Ivan, Arte come espressione della vita liturgica, Brasilia, Edizioni CNBB, 2019. p145

Non c’è immagine migliore e storia migliore di questa per commentare le letture che in questa domenica abbiamo ascoltato. In mezzo alla catastrofe del diluvio universale e alla decisione di Dio che, pentito di aver creato l’uomo, manda le acque a ricoprire la terra, ecco spuntare il perché Noè e la sua famiglia sono salvi, il criterio per cui l’uomo è salvo: “Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. Questa è la discendenza di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio”. Essere giusti e camminare con Dio: la libertà dell’uomo si gioca tutta qua nel trarre la giustizia dal rapporto con Dio rispetto che “fabbricarsela” esclusivamente con le proprie mani. Quando l’uomo diventa autonomo, cioè legge a se stesso, iniziano i problemi.

E come possiamo essere certi di camminare con Dio? San Paolo nella sua lettera ai Galati ce lo ricorda: noi camminiamo con Dio solamente se camminiamo secondo lo Spirito, cioè secondo il cuore del Padre, del Figlio e dell’Amore che esiste e circola tra i due. E questo non è contrapposizione con la nostra carne, con il nostro essere creature: se siamo stati creati a immagine e somiglianza del Creatore, se siamo stati plasmati con le sue mani e abbiamo in noi il suo soffio vitale, allora è l’insieme delle due dimensioni che si armonizza e diventa una sola cosa, comunione di corpo e Spirito, dove quest’ultimo diviene il criterio per camminare, decidere, vivere. E quando si vive seguendo lo Spirito, si vive con Dio, si vive portando frutto, si vive bene.

Infine il Vangelo ci da la dimensione di questo camminare secondo lo Spirito. “Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva”: solamente la vita come dono è camminare secondo lo Spirito. Trattenere per se stessi, conservarsi è il contrario di ciò che, vivendo, ha mostrato Gesù: solamente il donare e il donarsi diventa frutto dell’azione dello Spirito in noi perché ci guida dentro la comunione piena e vera, dentro il vero rapporto con Gesù, dentro la vera fede. Che la nostra scelta di vera libertà sia di camminare con il Signore, di camminare secondo lo Spirito, di fare della nostra vita un dono.

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