La Parola che conta: Domenica 11 settembre 2022 (rito ambrosiano, C)

II Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

LETTURA Is 5, 1-7
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi».

SALMO Sal 79 (80)

La vigna del Signore è il suo popolo.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
e arrivavano al fiume i suoi germogli. R

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R

EPISTOLA Gal 2, 15-20
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, noi, che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori, sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno. Se pertanto noi che cerchiamo la giustificazione in Cristo siamo trovati peccatori come gli altri, Cristo è forse ministro del peccato? Impossibile! Infatti se torno a costruire quello che ho distrutto, mi denuncio come trasgressore. In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

VANGELO Mt 21, 28-32
 Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

La parola riferita da Isaia è inequivocabile: “la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi”. La casa d’Israele, il popolo di Dio ha seguito una strada diversa da quella indicata dal suo Dio e così spargimento di sangue al posto di giustizia, grida di oppressi al posto di rettitudine sono il risultato. Leggi e decreti, la Parola del Signore doveva guidare a Lui e invece l’infedeltà, la disobbedienza, il mancato ascolto, la mondanizzazione e il potere hanno avuto la meglio.

C’è però una speranza annunciata con la vita e poi con le parole da Paolo apostolo: “abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge”. L’incontro con Cristo, il Vivente è lo “spartiacque” tra un prima e un dopo della vita, sia personale che di popolo. Non possiamo più accontentarci di credere per abitudine o per tradizione: se credere non diventa fede viva e convinzione che “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”. Questo dono di vita da parte di Gesù è dono di salvezza: è per questo che ci alimentiamo alla Parola di Dio, al Vangelo, partecipiamo alla liturgia e ci nutriamo del corpo di Cristo crocifisso e risorto, ci abbeveriamo alla fonte dei sacramenti e camminiamo con la Chiesa e nella Chiesa.

Il Vangelo conferma la volontà di Dio a chiamare tutti a salvezza, a credere in Lui attraverso il Figlio Gesù che è venuto per i peccatori, non per i giusti. Ma occorre riconoscerci peccatori nel cuore, nell’animo e lasciare che Lui ci raggiunga nella nostra povertà e nella nostra miseria: la conversione non è altro che questo, preparare il cuore e l’animo (centro propulsore della vita intera) all’incontro con Gesù Vivo e Gesù Vero. E poco importa se ci abbiamo messo tanto tempo, se non siamo stati solleciti a rispondere: proprio come i figli del racconto evangelico, l’importante è rispondere alla chiamata di Dio di andare a lavorare nella sua vigna, nel suo popolo (di Dio) e per il suo regno (già qui in mezzo a noi).

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