La Parola che conta: Domenica 7 settembre 2025 (rito ambrosiano)

II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore C

LETTURA Is 5, 1-7
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi».

SALMO Sal 79 (80)

La vigna del Signore è il suo popolo.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
e arrivavano al fiume i suoi germogli. R

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R

EPISTOLA Gal 2, 15-20
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, noi, che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori, sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno. Se pertanto noi che cerchiamo la giustificazione in Cristo siamo trovati peccatori come gli altri, Cristo è forse ministro del peccato? Impossibile! Infatti se torno a costruire quello che ho distrutto, mi denuncio come trasgressore. In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

VANGELO Mt 21, 28-32
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

L’immagine della vigna è cara alla letteratura biblica, sia del Primo che del Nuovo Testamento: essa indica con un’immagine concreta il rapporto tra Dio, Creatore, Signore e Padre e il suo popolo, Israele, diventato poi popolo di tutti i credenti con Gesù.

Il Signore mette ogni cura perché la propria vigna, il proprio popolo possa crescere e portare frutti di giustizia e rettitudine; ma non sempre e non proprio va così! C’è una libertà personale e di popolo che si gioca male, nell’autonomia (che significa essere legge a se stessi) e nel pensare di essere autosufficienti a grandi abbastanza da “cavarsela da soli”. Gesù dira “dai loro frutti li riconoscerete”.

Quale il rimedio? Paolo scrivendo ai Gàlati indica l’essenziale: la fede nel Signore nostro Gesù Cristo, credere in Lui, alla sua Presenza misteriosa e reale e credere, soprattutto, che portare la nostra croce nella sua croce ci porta nella sua stessa vita, una vita da figli di Dio, una vita spirituale che da’ anima, forza e guida a tutta intera la nostra esistenza, persino giustificando i nostri peccati, persino comprendendoli e portandoli sulla Sua Croce che salva.

Ci sono degli esempi, lontani e vicini a noi, che ci fanno vedere che tutto questo può diventare nella nostra vita realtà: Gesù indica, nel suo tempo, Giovanni il Precursore, il profeta che è venuto ed ha testimoniato la giustizia e ha predicato la conversione per il perdono dei peccati. Ma non sempre questi testimoni sono accolti, soprattutto da chi crede di essere “a posto” o già “abbastanza religioso” da non aver bisogno di questi appelli e richiami. Nei nostri tempi questi esempi si chiamano santi, canonizzati dalla Chiesa oppure i santi della porta accanto, quelle persone che riconosciamo essere per noi esempio di fede, speranza e carità. In questa domenica la Chiesa canonizza Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis, due giovani cristiani morti prematuramente che ci hanno lasciato un grande esempio di fede, speranza e carità: guardiamo anche a loro per portare quel frutto che la nostra vita ha già in se come seme.

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