La Parola che conta: giovedì 1° ottobre 2026 (rito ambrosiano)
Giovedì della settimana della V Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore
Memoria di santa Teresa di Gesù Bambino, dottore della Chiesa
EPISTOLA 2Tm 1, 13 – 2, 7
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Carissimo, prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato. Tu sai che tutti quelli dell’Asia, tra i quali Fìgelo ed Ermògene, mi hanno abbandonato. Il Signore conceda misericordia alla famiglia di Onesìforo, perché egli mi ha più volte confortato e non si è vergognato delle mie catene; anzi, venuto a Roma, mi ha cercato con premura, finché non mi ha trovato. Gli conceda il Signore di trovare misericordia presso Dio in quel giorno. E quanti servizi egli abbia reso a Èfeso, tu lo sai meglio di me. E tu, figlio mio, attingi forza dalla grazia che è in Cristo Gesù: le cose che hai udito da me davanti a molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali a loro volta siano in grado di insegnare agli altri. Come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme con me. Nessuno, quando presta servizio militare, si lascia prendere dalle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. Anche l’atleta non riceve il premio se non ha lottato secondo le regole. Il contadino, che lavora duramente, dev’essere il primo a raccogliere i frutti della terra. Cerca di capire quello che dico, e il Signore ti aiuterà a comprendere ogni cosa.
SALMO Sal 77 (78)
Dite alla generazione futura
le meraviglie del Signore.
Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R
Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto. R
Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe,
ha posto una legge in Israele,
che ha comandato ai nostri padri
di far conoscere ai loro figli,
perché la conosca la generazione futura,
i figli che nasceranno. R
Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli,
perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio,
ma custodiscano i suoi comandi. R
VANGELO Lc 20, 41-44
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come mai si dice che il Cristo è figlio di Davide, se Davide stesso nel libro dei Salmi dice: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”? Davide dunque lo chiama Signore; perciò, come può essere suo figlio?».
Le raccomandazioni che Paolo rivolge a Timoteo sono il frutto della sua esperienza di apostolo preso per grazia e sostenuto da essa: anche nelle persecuzioni, che qui sono precise perché vengono indicati nomi di persone che hanno aiutato Paolo e nomi, invece, che non lo hanno fatto, non bisogna mai perdere la fiducia in Dio e nell’azione del suo Spirito che sempre abita in chi crede e viene in soccorso di chi lo invoca in maniera particolare.
I pochi versetti del brano evangelico riportano le parole di Gesù sulla questione del figlio di Davide: noi sappiamo che questo titolo è da riferirsi proprio a Gesù, discendente di quella casa grazie alla paternità assunta da Giuseppe; ma quello che è importante sottolineare è soprattutto il titolo di “Signore” riferito a lui: Gesù è il vero Signore, il vero figlio di Davide, il vero Figlio dell’uomo proprio perché le sue opere e le sue parole ne danno testimonianza. Gesù manifesta un essere figlio che non esclude l’essere Signore: è la sua natura divina e insieme umana, indivise e indistinte, che ce lo testimoniano.

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