La Parola che conta: giovedì 19 marzo 2026 (rito ambrosiano)

San Giuseppe, sposo della B.V. Maria

Solennità

LETTURA Sir 44, 23g – 45, 2a. 3d-5d
Lettura del libro del Siracide

Il Signore Dio da Giacobbe fece sorgere un uomo mite, che incontrò favore agli occhi di tutti, amato da Dio e dagli uomini, il cui ricordo è in benedizione. Gli diede gloria pari a quella dei santi e gli mostrò parte della sua gloria. Lo santificò nella fedeltà e nella mitezza, lo scelse fra tutti gli uomini. Gli fece udire la sua voce, lo fece entrare nella nube oscura e gli diede faccia a faccia i comandamenti, legge di vita e d’intelligenza.

SALMO Sal 15 (16)

Tu sei fedele, Signore, alle tue promesse.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda. R

Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima. R

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R

EPISTOLA Eb 11, 1-2. 7-9. 13a-c. 39 – 12, 2b
Lettera agli Ebrei

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Per fede, Noè, avvertito di cose che ancora non si vedevano, preso da sacro timore, costruì un’arca per la salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e ricevette in eredità la giustizia secondo la fede. Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano. Tutti costoro, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi. Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.

VANGELO Mt 2, 19-23
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

oppure:

VANGELO Lc 2, 41-49
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio».

I pochi versetti di Siracide 44 si riferiscono a Mosè, ma possiamo anche far riferimento a Giuseppe, sposo di Maria, del quale oggi facciamo la solennità liturgica; anche per lui vale quanto riferito di Mosè: uomo mite, che gode il favore del popolo tutto, amato da Dio e dagli uomini… a noi basterebbe assomigliare a Giuseppe anche per una sola delle sue caratteristiche.

“Per fede” è l’espressione contenuta più di una volta nel brano della lettera agli Ebrei: Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe… ma possiamo arrivare anche a Giuseppe, sposo di Maria e padre di Gesù per indicare come visse, appunto con fede, la vocazione e il progetto che Dio gli ha affidato. Ogni uomo e donna di fede sono per noi testimoni credibili e preziosi della fede in Dio, della speranza ben riposta e origine e fonte della carità.

A scelta ci sono due Vangeli per la solennità di oggi. Il primo è la visione a Giuseppe per avvertirlo di fuggire in Egitto con il bambino e Maria, così come la seconda visione è più incoraggiante perché lo avverte che il pericolo è scampato: Dio parla attraverso i suoi messaggi e i suoi messaggeri e dunque occorre coglierne il messaggio per poter praticare la strada giusta. Il secondo è ritrovamento di Gesù tra i dottori del tempio: guardando a Giuseppe, che non dice una parola, viene in mente il titolo di un bel romanzo “L’ombra del Padre” che narra le vicende di Gesù dal punto di vista di questo uomo giusto. L’ombra non è così negativa perché ripara e indica una presenza sicura, sebbene a volte misteriosa: così Giuseppe ha indicato a Gesù e a Maria la presenza di Dio, e la indica anche a tutti noi.

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