La Parola che conta: giovedì 27 agosto 2026 (rito ambrosiano)

Giovedì della settimana che precede il Martirio di san Giovanni il Precursore

Memoria di santa Monica

LETTURA 1Mac 10, 1-2. 15-21
Lettura del primo libro dei Maccabei

Nell’anno centosessanta Alessandro Epìfane, figlio di Antìoco, s’imbarcò e occupò Tolemàide, dove fu ben accolto e cominciò a regnare. Quando lo seppe, il re Demetrio radunò un esercito molto grande e gli mosse contro per fargli guerra. Il re Alessandro seppe dell’ambasciata che Demetrio aveva mandato a Giònata; gli narrarono anche le battaglie e gli atti di valore che egli e i suoi fratelli avevano compiuto e le fatiche sopportate. Allora disse: «Troveremo un altro come lui? Facciamocelo amico e nostro alleato». Scrisse e spedì a lui questa lettera: «Il re Alessandro al fratello Giònata, salute! Abbiamo sentito dire di te che sei uomo forte e potente e disposto a essere nostro amico. Noi dunque ti nominiamo oggi sommo sacerdote del tuo popolo e amico del re – gli aveva inviato anche la porpora e la corona d’oro – perché tu favorisca la nostra causa e mantenga amicizia con noi». Giònata indossò le vesti sacre nel settimo mese dell’anno centosessanta, nella festa delle Capanne, arruolò soldati e fece preparare molte armi.

SALMO Sal 30 (31)

In te, Signore, mi sono rifugiato.

Tendi a me il tuo orecchio,
vieni presto a liberarmi.
Sii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.
Perché mia rupe e mia fortezza tu sei,
per il tuo nome guidami e conducimi. R

Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.
Tu hai in odio chi serve idoli falsi,
io invece confido nel Signore. R

Esulterò e gioirò per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria,
hai conosciuto le angosce della mia vita
non mi hai consegnato nelle mani del nemico,
hai posto i miei piedi in un luogo spazioso. R

VANGELO Mt 11, 7b. 11-15
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

Nei “giochi di potere” di chi sta intorno al popolo d’Israele quest’ultimo viene riconosciuto e favorito a partire dal suo capo, Giònata: egli infatti viene nominato non solo capo politico ma anche religioso del suo popolo da Alessandro Epìfane, avversario di Demetrio nella dinastia. Se da una parte il popolo di Dio è immerso nel clima del tempo in cui vive e dunque influenzato nei cambiamenti che accadono nel contesto, dall’altra il popolo stesso cerca di mantenere viva la propria appartenenza, identità e religione: così il ruolo di guida sociale e religiosa affidata a Giònata non fa problema perché garantisce la continuità e la vita del popolo di Dio e la sua identità.

Ci stiamo preparando alla festa del martirio di Giovanni il precursore e così oggi ascoltiamo ciò che Gesù dice di lui riferito dall’evangelista Giovanni, non così diverso da quanto riferito dagli altri evangelisti. Giovanni è, insieme, grande e piccolo: grande perché la sua voce profetica e la sua testimonianza sono chiare e forti, piccolo perché lui stesso si è fatto piccolo in quanto si è riconosciuto semplice voce e messaggero divino; il regno di Dio è sempre osteggiato dallo spirito mondano, in ogni tempo, ma non prevarrà mai perché grazie anche alla testimonianza forte di Giovanni la fede viene confermata dallo Spirito di Dio che sempre soffia ed è riconosciuto, proprio come Elia lo riconobbe sul monte Oreb.

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