La Parola che conta: lunedì 1° giugno 2026 (rito ambrosiano)

Lunedì della settimana della I Domenica dopo Pentecoste

Memoria di san Giustino, martire

LETTURA Es 3, 7-12
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l’Ittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?». Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».

SALMO Sal 102 (103)

Benedetto il Signore, salvezza del suo popolo.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R

Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele. R

VANGELO Lc 4, 14-16. 22-24
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».

Il brano di Esodo 3, che abbiamo letto nella sua versione intera nella giornata di ieri (domenica della Trinità), richiama alla nostra attenzione l’occhio, il cuore e l’orecchio di Dio: sono segnati dall’attenzione al suo popolo, al grido che viene elevato dalla sua condizione di schiavitù e per questo il cuore del Padre si muove attraverso l’invio di Mosè, uomo conosciuto da Dio e scelto non per le sue doti ma per la sua disponibilità a lasciarsi condurre in una impresa difficile. Dio crede in Mosè, così come crede in noi: e noi crediamo in Lui, aprendo la porta della nostra vita alla sua fede?

La missione di Gesù arriva anche là dove tutto ha avuto inizio e dove per gran parte della sua vita ha dimorato: la galilea non è solo crocevia delle genti ma anche luogo di apprendimento familiare, di vita nascosta e non per questo insignificante. La sua testimonianza suscita lode nelle sinagoghe, meraviglia in chi lo aveva conosciuto tanto da suscitare la domanda sulla sua identità. Credere in un Gesù “domestico” è differente da credere in un Gesù “addomesticato”: il primo ha la forza della vicinanza e della concretezza, il secondo non ha nulla da dirci perché lo abbiamo “ridotto” ai nostri criteri.

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