La Parola che conta: lunedì 15 settembre 2025 (rito ambrosiano)

Lunedì della settimana della III Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Memoria della B.V. Maria Addolorata

Letture proprie della memoria

LETTURA Lam 1, 1b. 2a-c. 6a. 11c-12b. 13e-f. 16a-c; 3, 13. 15. 49-50. 55. 31-32. 56a. 58
Lettura del libro delle Lamentazioni

È divenuta come una vedova, la grande fra le nazioni; piange amaramente nella notte: le sue lacrime sulle sue guance. Dalla figlia di Sion è scomparso ogni splendore. «Osserva, Signore, e considera come sono disprezzata! Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore. Mi ha reso desolata, affranta da languore per sempre. Per questo piango, e dal mio occhio scorrono lacrime, perché lontano da me è chi consola. Ha conficcato nei miei reni le frecce della sua faretra. Mi ha saziato con erbe amare, mi ha dissetato con assenzio. Il mio occhio piange senza sosta, perché non ha pace, finché non guardi e non veda il Signore dal cielo. Ho invocato il tuo nome, o Signore, dalla fossa profonda, poiché il Signore non respinge per sempre, ma, se affligge, avrà anche pietà secondo il suo grande amore. Tu hai udito il mio grido. Tu hai difeso, Signore, la mia causa, hai riscattato la mia vita».

SALMO Sal 85 (86)

Nella mia afflizione sostienimi, Signore.

Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e misero.
Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida. R

Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.
Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido
perché tu mi rispondi. R

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio. R

EPISTOLA Col 1, 24-29
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Fratelli, io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.

VANGELO Gv 19, 25-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quell’ora. Stavano presso la croce del Signore Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Il brano tratto dalle Lamentazioni bibliche è una cucitura di frasi che esprimono il dolore per la perdita, il disprezzo, la condizione dolorosa di chi trova solo nella pietà di Dio l’unico appiglio di speranza nella condizione di vita in cui si trova. Sono ricche le immagini, molto concrete, che esprimono questo stato d’animo e questa condizione di continue lacrime. Solo il grande amore di Dio può risollevare la condizione di chi si trova in questo stato.

Si può essere lieti delle sofferenze che si provano? Paolo ci da la risposta del credente: solamente se vengono associate alle sofferenze patite da Gesù, l’uomo della croce che ben conosce il patire ingiusto. E questo portare la sofferenza in Gesù edifica la Chiesa, il suo corpo misterioso presente in mezzo a noi e in questo mondo: Paolo parla di un affaticarsi per il Vangelo e la forza che regge questa fatica ancora una volta viene da lui che agisce con potenza dentro la vita di chi crede.

Ai piedi della croce, lo sappiamo, ci sono Maria, la Madre, e Giovanni, il discepolo amato: in questo quadro familiare ed intimo, pur sotto gli occhi della gente e dei soldati, si respira anche aria di famiglia, aria di relazioni fondamentali di fiducia e sostegno reciproci; chi di noi non vorrebbe uno sguardo amico nel momento della prova, quasi nuova famiglia che rinnova i nostri legami dentro l’azione dello Spirito? Ecco, Gesù compie questo desiderio perché sua Madre diventa Madre di tutti, soprattutto nei momenti nei quali abbiamo bisogno della consolazione divina, che è insieme consolazione paterna e materna.

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