La Parola che conta: lunedì 16 marzo 2026 (rito ambrosiano)

Lunedì della IV Domenica di Quaresima

GENESI 25, 19-26
Lettura del libro della Genesi

Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco. Isacco aveva quarant’anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betuèl l’Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano, l’Arameo. Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché ella era sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta. Ora i figli si urtavano nel suo seno ed ella esclamò: «Se è così, che cosa mi sta accadendo?». Andò a consultare il Signore. Il Signore le rispose: «Due nazioni sono nel tuo seno e due popoli dal tuo grembo si divideranno; un popolo sarà più forte dell’altro e il maggiore servirà il più piccolo». Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco, due gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù. Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant’anni quando essi nacquero.

SALMO Sal 118 (119), 89-96

La tua fedeltà, Signore, dura per ogni generazione.

Per sempre, o Signore,
la tua parola è stabile nei cieli.
La tua fedeltà di generazione in generazione;
hai fondato la terra ed essa è salda. R

Per i tuoi giudizi tutto è stabile fino ad oggi,
perché ogni cosa è al tuo servizio.
Se la tua legge non fosse la mia delizia,
davvero morirei nella mia miseria. R

Mai dimenticherò i tuoi precetti,
perché con essi tu mi fai vivere.
Io sono tuo: salvami,
perché ho ricercato i tuoi precetti. R

I malvagi sperano di rovinarmi;
io presto attenzione ai tuoi insegnamenti.
Di ogni cosa perfetta ho visto il confine:
l’ampiezza dei tuoi comandi è infinita. R

PROVERBI 22, 17-19. 22-25
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, porgi l’orecchio e ascolta le parole dei sapienti, applica la tua mente alla mia istruzione: ti saranno piacevoli se le custodirai nel tuo intimo, se le terrai pronte sulle tue labbra. Perché sia riposta nel Signore la tua fiducia, oggi le faccio conoscere a te. Non depredare il povero perché egli è povero, e non affliggere il misero in tribunale, perché il Signore difenderà la loro causa e spoglierà della vita coloro che li hanno spogliati. Non ti associare a un collerico e non praticare un uomo iracondo, per non abituarti alle sue maniere e procurarti una trappola per la tua vita.

VANGELO Mt 7, 1-5
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

La benedizione divina continua con la discendenza di Isacco: Rebecca, la moglie, partorisce due gemelli che daranno vita a due nazioni (così dice il Signore, consultato dalla donna) la più piccola delle quali sarà la prima e la seconda sarà sottomessa, sebbene più grande e potente. E’ il destino e la storia di Giacobbe ed Esaù.

Riporre la fiducia nel Signore è porgere orecchio alle parole e agli insegnamenti dei sapienti: questo produce nella vita di chi obbedisce a questi comandi una sensazione piacevole, non gravosa. Così non approfittare del povero e affliggere ancor di più il misero nel giudizio sono indicazioni precise e concrete da seguire, così come non seguire il collerico e l’iracondo per non cadere nella loro stessa trappola.

Giudizio e correzione fraterna sono i due argomenti dell’insegnamento di Gesù in questi pochi versetti. Guardare prima a se stessi per non puntare inutilmente e dannosamente il dito verso il prossimo: ogni vita è segnata da qualche pagliuzza e da qualche trave, occorre coscienza e umiltà per riconoscerle e toglierle per essere in grado di testimoniare un giusto giudizio di noi stessi ed eventualmente del nostro prossimo.

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