La Parola che conta: lunedì 24 novembre 2025 (rito ambrosiano)

Lunedì della II settimana di Avvento

Memoria facoltativa della beata Maria Anna Sala

EZECHIELE 4, 4-17
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Il Signore mi parlò, dicendo: «Mettiti a giacere sul fianco sinistro e io ti carico delle iniquità d’Israele. Per il numero di giorni in cui giacerai su di esso, espierai le sue iniquità: io ho computato per te gli anni della sua espiazione come un numero di giorni. Espierai le iniquità della casa d’Israele per trecentonovanta giorni. Terminati questi, giacerai sul fianco destro ed espierai le iniquità di Giuda per quaranta giorni, computando un giorno per ogni anno. Terrai fisso lo sguardo contro il muro di Gerusalemme, terrai il braccio disteso e profeterai contro di essa. Ecco, ti ho cinto di funi, in modo che tu non potrai voltarti né da una parte né dall’altra, finché tu non abbia ultimato i giorni della tua reclusione. [Prendi intanto grano, orzo, fave, lenticchie, miglio e spelta, mettili in un recipiente e fattene del pane: ne mangerai durante tutti i giorni in cui tu rimarrai disteso sul fianco, cioè per trecentonovanta giorni. La razione che assumerai sarà del peso di venti sicli al giorno: la consumerai a ore stabilite. Anche l’acqua che berrai sarà razionata: un sesto di hin, a ore stabilite. Mangerai questo cibo fatto in forma di schiacciata d’orzo: la cuocerai sopra escrementi umani davanti ai loro occhi». Il Signore mi disse: «In tale maniera mangeranno i figli d’Israele il loro pane impuro in mezzo alle nazioni fra le quali li disperderò». Io esclamai: «Signore Dio, mai mi sono contaminato! Dall’infanzia fino ad ora mai ho mangiato carne di bestia morta o sbranata, né mai è entrato nella mia bocca cibo impuro». Egli mi rispose: «Ebbene, invece di escrementi umani ti concedo sterco di bue; lì sopra cuocerai il tuo pane».] Poi soggiunse: «Figlio dell’uomo, ecco io tolgo a Gerusalemme la riserva del pane; mangeranno con angoscia il pane razionato e berranno in preda all’affanno l’acqua misurata. Mancando pane e acqua, languiranno tutti insieme e si consumeranno nelle loro iniquità».

SALMO Sal 76 (77)

La mia voce sale a Dio finché mi ascolti.

Forse il Signore ci respingerà per sempre,
non sarà mai più benevolo con noi?
È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre? R

Può Dio aver dimenticato la pietà,
aver chiuso nell’ira la sua misericordia?
Ricordo i prodigi del Signore,
sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo. R

Vado considerando le tue opere,
medito tutte le tue prodezze.
Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio,
i figli di Giacobbe e di Giuseppe. R

PROFETI Gl 3, 5 – 4, 2
Lettura del profeta Gioele

Così dice il Signore Dio: «Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamato. Poiché, ecco, in quei giorni e in quel tempo, quando ristabilirò le sorti di Giuda e Gerusalemme, riunirò tutte le genti e le farò scendere nella valle di Giòsafat, e là verrò a giudizio con loro per il mio popolo Israele, mia eredità, che essi hanno disperso fra le nazioni dividendosi poi la mia terra».

VANGELO Mt 11, 16-24
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

La funzione del profeta Ezechiele descritta nel brano odierno è quella espiatoria e simbolica nei confronti di Israele e di Giuda: il suo giacere senza muoversi per un determinato numero di giorni, il nutrirsi con cibo impuro (addirittura all’inizio con l’indicazione che doveva essere cotto con escrementi) sono segno concreto e visibile della lontananza di Israele e di Giuda dal Dio dei loro padri. Anche nella carne, anche nella sua stessa vita il profeta porta l’iniquità non propria ma del popolo al quale è mandato, come se fosse precursore del Messia che verrà.

Siamo quasi al termine del piccolo libro profetico di Gioele: il Signore annuncia che la salvezza verrà per quanti non avendo perso la fede lo invocheranno con cuore sincero guardando al monte Sion, a Gerusalemme e alla sua ricostruzione durante la quale tutti verranno chiamati e i dispersi radunati di nuovo per essere parte di quella nuova Alleanza annunciata dai profeti e preparata dalla loro predicazione.

Gesù non è tenero con le folle, con tutta la gente che, attirata dalla sua fama, corre a Lui per ascoltarLo, vederLo in opera e farGli domande. La generazione descritta, quella contemporanea al Maestro, è incontentabile perché corre dietro al sentire del momento, al lamento così come alla gioia: è in balìa di sé stessa. Anche le città che Gesù ha visitato hanno la loro responsabilità nel fatto di averLo accolto o meno: perché non basta assistere a segni e prodigi operati dal Messia, occorre accogliere quei segni e lasciarsi personalmente interrogare da essi e dalle parole ascoltate per mettere in moto quel cambiamento interiore, quella conversione che è il ritorno al Signore stesso.

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