La Parola che conta: martedì 17 febbraio 2026 (rito ambrosiano)

Martedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

Memoria facoltativa dei santi Sette fondatori dell’Ordine dei servi della B.V. Maria

LETTURA Qo 3, 10-17
Lettura del libro del Qoèlet

Io, Qoèlet, ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine. Ho capito che per essi non c’è nulla di meglio che godere e procurarsi felicità durante la loro vita; e che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro, anche questo è dono di Dio. Riconosco che qualsiasi cosa Dio fa, dura per sempre; non c’è nulla da aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce così perché lo si tema. Quello che accade, già è stato; quello che sarà, già è avvenuto. Solo Dio può cercare ciò che ormai è scomparso. Ma ho anche notato che sotto il sole al posto del diritto c’è l’iniquità e al posto della giustizia c’è l’iniquità. Ho pensato dentro di me: «Il giusto e il malvagio Dio li giudicherà, perché c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione».

SALMO Sal 5

Tu benedici il giusto, Signore.

Al mattino ascolta la mia voce;
al mattino ti espongo la mia richiesta e resto in attesa.
Tu non sei un Dio che gode del male,
non è tuo ospite il malvagio;
gli stolti non resistono al tuo sguardo. R

Tu hai in odio tutti i malfattori,
tu distruggi chi dice menzogne.
Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta.
Io, invece, per il tuo grande amore, entro nella tua casa;
mi prostro verso il tuo tempio santo nel tuo timore. R

Gioiscano quanti in te si rifugiano, esultino senza fine.
Proteggili, perché in te si allietino
quanti amano il tuo nome,
poiché tu benedici il giusto, Signore,
come scudo lo circondi di benevolenza. R

VANGELO Mc 12, 18-27
Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Qoèlet è un osservatore attento di ciò che accade intorno a lui ed è anche capace di guardare e riflettere in profondità, oltre l’apparenza. Così se per l’uomo sono fatica il lavoro e la vita stessa, è anche vero che godersi e procurarsi felicità, così come godere del suo lavoro, non sono un peccato, anzi! “Anche questo è dono di Dio” al quale spetta conoscere e ricordare le cose che sono state, che sono e che saranno; così come spetterà a Lui giudicare il giusto e il malvagio perché “c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione”. Sforziamoci dunque di vivere nel giusto perché, abbiamo compreso, questo vuol dire anche godere e cercare la felicità senza che siano peccato.

Sono due i temi che animano il Vangelo odierno. Il primo, quello centrale, è la domanda sulla risurrezione dei morti: la domanda cerca di far emergere cosa crede Gesù e, in effetti, alla fine del brano Egli afferma che la potenza di Dio è vita e Dio stesso è il Dio dei vivi e non dei morti, citando le stesse Scritture. Il secondo è quale realtà sarà la risurrezione e, prima ancora, la vita eterna: ciò che è certo è che non sarà una “nuova edizione riveduta e corretta” di questa vita perché la vita piena in Dio è un’altra cosa, a Lui apparterremo e in Lui ci ritroveremo; dunque i legami di questa terra saranno sciolti ma comunque ci riconosceremo e ci rincontreremo di nuovo, riconoscendoci, questa volta nella luce di Dio.

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