La Parola che conta: martedì 20 ottobre 2026 (rito ambrosiano)

Martedì della settimana dopo la Dedicazione

Memoria facoltativa di sant’Irene del Portogallo

LETTURA Ap 1, 9-20
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmoa causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Èfeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa». Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. I capelli del suo capo erano candidi, simili a lana candida come neve. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco. I piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente, purificato nel crogiuolo. La sua voce era simile al fragore di grandi acque. Teneva nella sua destra sette stelle e dalla bocca usciva una spada affilata, a doppio taglio, e il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito. Il senso nascosto delle sette stelle, che hai visto nella mia destra, e dei sette candelabri d’oro è questo: le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese, e i sette candelabri sono le sette Chiese.

SALMO Sal 95 (96)

Date al Signore la gloria del suo nome.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli. R

Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. R

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R

VANGELO Mc 3, 13-19
Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

In queste settimane la prima delle letture bibliche proposte è tratta dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo. Oggi ascoltiamo un brano introduttivo tratto da primo capitolo in cui l’autore si presenta e descrive il contesti rivelativo nel quale riceve la visione che descrive nelle pagine seguenti. Giovanni partecipa della visione del Figlio dell’uomo e della parola di giudizio e di rivelazione che dona a ciascuna delle sette comunità cristiane citate, esistenti all’epoca nella quale Giovanni scrive: il Figlio dell’uomo rivela il giudizio e, insieme, le cose future, quelle che devono ancora avvenire. Profezia e giudizio stanno insieme: l’Apocalisse dunque non è fine del mondo ma rivelazione ultima: cosa può dire al nostro oggi è possibile scoprirlo solamente comprendendone il senso profondo del messaggio rivolto allora a quelle comunità.

Il capitolo 3 del Vangelo di Marco si apre con una guarigione nella sinagoga e continua con Gesù che si trova in mezzo ad una grande folla che viene da ogni parte: da qui, da questo contesto il Maestro sceglie alcuni perché stessero con Lui e per inviarli in missione per la predicazione e la liberazione dal maligno. Il Signore sceglie a partire da un luogo, il monte, che è evocativo perché richiama l’incontro tra Dio e il suo popolo e il suo inviato Mosè: da qui Gesù chiama quelli che vuole e li chiama per nome, riconoscendone l’identità e ad alcuni cambia il nome per indicare la loro missione, il loro destino (Simone in Pietro). Tra i Dodici viene indicato fin da subito Giuda Iscariota, il traditore: è il mistero della chiamata personale che è anzitutto responsabilità nel rispondere e del mettersi in cammino dietro a Gesù in un processo di conversione continua, cioè di riscoperta del vero volto di Dio.

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