La Parola che conta: martedì 23 giugno 2026 (rito ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

Memoria facoltativa di san Giuseppe Cafasso

LETTURA Dt 9, 1-6
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Ascolta, Israele! Oggi tu stai per attraversare il Giordano per andare a conquistare nazioni più grandi e più potenti di te, città grandi e fortificate fino al cielo, un popolo grande e alto di statura, i figli degli Anakiti, che tu conosci e dei quali hai sentito dire: “Chi mai può resistere ai figli di Anak?”. Sappi dunque oggi che il Signore, tuo Dio, passerà davanti a te come fuoco divoratore, li distruggerà e li abbatterà davanti a te. Tu li scaccerai e li distruggerai rapidamente, come il Signore ti ha detto. Quando il Signore, tuo Dio, li avrà scacciati davanti a te, non pensare: “A causa della mia giustizia, il Signore mi ha fatto entrare in possesso di questa terra”. È invece per la malvagità di queste nazioni che il Signore le scaccia davanti a te. No, tu non entri in possesso della loro terra a causa della tua giustizia, né a causa della rettitudine del tuo cuore; ma il Signore, tuo Dio, scaccia quelle nazioni davanti a te per la loro malvagità e per mantenere la parola che il Signore ha giurato ai tuoi padri, ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe. Sappi dunque che non a causa della tua giustizia il Signore, tuo Dio, ti dà il possesso di questa buona terra; anzi, tu sei un popolo di dura cervice».

SALMO Sal 43 (44)

Lodiamo sempre il nome del Signore.

Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito,
i nostri padri ci hanno raccontato
l’opera che hai compiuto ai loro giorni,
nei tempi antichi.
Tu, per piantarli, con la tua mano hai sradicato le genti,
per farli prosperare hai distrutto i popoli. R

Non con la spada, infatti, conquistarono la terra,
né fu il loro braccio a salvarli;
ma la tua destra e il tuo braccio e la luce del tuo volto,
perché tu li amavi.
Sei tu il mio re, Dio mio,
che decidi vittorie per Giacobbe. R

Per te abbiamo respinto i nostri avversari,
nel tuo nome abbiamo annientato i nostri aggressori.
Nel mio arco infatti non ho confidato,
la mia spada non mi ha salvato,
ma tu ci hai salvati dai nostri avversari,
hai confuso i nostri nemici. R

VANGELO Lc 7, 1-10
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Mosè ricorda al popolo che le conquiste che farà, una volta attraversato il Giordano per entrare nella terra promessa, non sono frutto della loro bravura o della loro rettitudine ma soprattutto della malvagità e dell’ingiustizia dei popoli che saranno conquistati: il Signore vede nel segreto del cuore di ognuno a conosce bene le dinamiche interne e per questo mette in guardia il suo popolo dal montare in superbia attraverso le parole del suo profeta Mosè.

La grande fede del centurione nella Parola del Maestro suscita il suo stupore tanto da affermare: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». Gesù conferma la sua caratteristiche e capacità di leggere il cuore di chi gli si presenta e di vederci dentro tutto quello che c’è, in bene e in male, non mancando di sottolineare quanto di buono ci sia, come il questo caso. E così la fede del centurione permette, come una porta, alla grazia del miracolo di entrare nella vita del servo del centurione.

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