La Parola che conta: mercoledì 18 febbraio 2026 (rito ambrosiano)
Mercoledì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania
Memoria facoltativa di san Patrizio, vescovo
LETTURA Qo 8, 5b-14
Lettura del libro del Qoèlet
La mente del saggio conosce il tempo opportuno. Infatti, per ogni evento vi è un tempo opportuno, ma un male pesa gravemente sugli esseri umani. L’uomo infatti ignora che cosa accadrà; chi mai può indicargli come avverrà? Nessun uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della morte. Non c’è scampo dalla lotta e neppure la malvagità può salvare colui che la compie. Tutto questo ho visto riflettendo su ogni azione che si compie sotto il sole, quando un uomo domina sull’altro per rovinarlo. Frattanto ho visto malvagi condotti alla sepoltura; ritornando dal luogo santo, in città ci si dimentica del loro modo di agire. Anche questo è vanità. Poiché non si pronuncia una sentenza immediata contro una cattiva azione, per questo il cuore degli uomini è pieno di voglia di fare il male; infatti il peccatore, anche se commette il male cento volte, ha lunga vita. Tuttavia so che saranno felici coloro che temono Dio, appunto perché provano timore davanti a lui, e non sarà felice l’empio e non allungherà come un’ombra i suoi giorni, perché egli non teme di fronte a Dio. Sulla terra c’è un’altra vanità: vi sono giusti ai quali tocca la sorte meritata dai malvagi con le loro opere, e vi sono malvagi ai quali tocca la sorte meritata dai giusti con le loro opere. Io dico che anche questo è vanità.
SALMO Sal 89 (90)
Mostraci, Signore, la tua gloria.
Prima che nascessero i monti,
da sempre e per sempre tu sei, o Dio.
Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo». R
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.
Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua collera,
consumiamo i nostri anni come un soffio. R
Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti,
e il loro agitarsi è fatica e delusione;
passano presto e noi voliamo via. R
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R
VANGELO Mc 12, 38-44
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
La riflessione di Qoèlet tocca la vita e l’esperienza concreta delle persone dentro l’agire quotidiano fatto di scelte, di direzioni da prendere, di rapporto da mantenere o meno con Dio, considerato importante e quindi avendone timore, oppure ignorandolo del tutto. Così il mistero della vita si dipana non in modo lineare perché molte volte il giusto è segnato dalla “sorte meritata dai malvagi”, mentre l’ingiusto è segnato dalla “sorte meritata dai giusti”: anche questo, dice l’autore, è vanità. Cosa dunque resta? Resta il vivere concreto, fatto di giustizia e di timor di Dio, non tanto per averne un premio o un vantaggio qui, ora, immediato, quanto per credere e sperare nella misericordia e nel giudizio di Dio al compimento della propria esistenza.
Dopo aver tentato un dialogo con quanti lo volevano mettere alla prova, ora Gesù esprime il suo giudizio sugli scribi: parola dure, che denunciano una vanità, una superbia e un modo di fare tutto dedito alla gloria del mondo, al prestigio sociale, al tornaconto personale. Di fronte al gesto semplice di una vedova che getta tutto quello che ha in offerta a Dio nel tempio, il Signore sottolinea la grandezza di quel gesto che ha messo tutto nelle mano di Dio, persino la sua sussistenza fisica: questa è vera fede, nuda fede, abbandono totale alla mano di Dio e alla sua Provvidenza.

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