La Parola che conta: mercoledì 23 settembre 2026 (rito ambrosiano)
Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore
Memoria di san Pio da Pietrelcina, sacerdote
LETTURA Gc 3, 13-18
Lettura della lettera di san Giacomo apostolo
Carissimi, chi tra voi è saggio e intelligente? Con la buona condotta mostri che le sue opere sono ispirate a mitezza e sapienza. Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non dite menzogne contro la verità. Non è questa la sapienza che viene dall’alto: è terrestre, materiale, diabolica; perché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.
SALMO Sal 36 (37)
I poveri erediteranno la terra.
Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Desisti dall’ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: non ne verrebbe che male;
perché i malvagi saranno eliminati,
ma chi spera nel Signore avrà in eredità la terra. R
I poveri invece avranno in eredità la terra
e godranno di una grande pace.
Il Signore conosce i giorni degli uomini integri:
la loro eredità durerà per sempre.
Sta’ lontano dal male e fa’ il bene
e avrai sempre una casa. R
Osserva l’integro, guarda l’uomo retto:
perché avrà una discendenza l’uomo di pace.
La salvezza dei giusti viene dal Signore.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati. R
VANGELO Lc 19, 11-27
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Mentre stavano ad ascoltare queste cose, il Signore Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Qual è l’ispirazione delle nostre azioni, dei nostri pensieri, delle nostre parole e delle nostre scelte? Il breve brano della lettera dell’apostolo Giacomo oggi ci invita a riflettere su questo aspetto interiore della nostra vita, motore di tutto il resto. Ecco allora che la vita interiore se guidata dalla sapienza, dalla mitezza, dalla saggezza, dall’intelligenza, dalla purezza, dalla pace, dall’arrendevolezza, dalla sincerità, dall’imparzialità… porta quei frutti che sono in grado di disinnescare ogni forma di contesa e di divisione non dando spazio allo spirito mondano. Questo è vivere nella fede.
Il perché Gesù racconti questa parabola è detto direttamente dall’evangelista: il cammino del Maestro lo sta conducendo a Gerusalemme, luogo del compimento del mistero d’amore di Dio, e lì si rivelerà il mistero del regno divino, un mistero che si rivela al contrario di quanto tutti si attendono (cioè una potenza alla maniera umana). Così Gesù con la parabola vuole non dare tanto un insegnamento morale quanto rivelare, paradossalmente, che quell’attesa sarà compiuta nel modo e nel tempo in cui il Padre a deciso: attraverso la vita del Figlio che è venuto per la salvezza di tutti, a patto che si colga questa opportunità e si “metta a frutto” per ricevere in dono la generosità divina di fronte alla nostra fedeltà.

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