La Parola che conta: mercoledì 31 dicembre 2025 (rito ambrosiano)
VII Giorno dell’ottava del Natale del Signore
Memoria facoltativa di san Silvestro I, papa
LETTURA Mi 5, 2-4a
Lettura del profeta Michea
In quei giorni. Il Signore parlò a Michea dicendo: «Dio li metterà in potere altrui fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele. Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace!».
SALMO Sal 95 (96)
Gloria nei cieli e gioia sulla terra.
Cantate al Signore un canto nuovo
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. R
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta. R
Esultino davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli. R
EPISTOLA Gal 1, 1-5
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, e tutti i fratelli che sono con me, alle Chiese della Galazia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati al fine di strapparci da questo mondo malvagio, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
VANGELO Lc 2, 33-35
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il padre e la madre del Signore Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
“Egli stesso sarà la pace!”: le parole profetiche riferite da Michea, parole che terminano l’anno civile, sono un grande augurio e una grande speranza, quella legata non tanto alla buona volontà dell’uomo di questo tempo perché edifichi la pace, quanto la venuta del pastore grande del gregge, l’inviato di Dio che sarà principe della pace. Noi riconosciamo per la nostra vita che Gesù è proprio questo, a patto che lo accogliamo con tutto noi stessi anzitutto nei nostri cuori e poi, convertiti, resi capaci di essere operatori di pace.
Nel saluto iniziale che Paolo rivolge ai Galati è racchiuso il centro della nostra fede: Dio che ha risuscitato dai morti il Figlio unigenito Gesù Cristo, “che ha dato se stesso per i nostri peccati al fine di strapparci da questo mondo malvagio”. L’opera grande di Dio Padre, insieme al mistero dell’incarnazione, è quella del mistero della redenzione, saldamente legati e per i quali, come esprime bene l’Apostolo, rendiamo grazie con tutto noi stessi e condividiamo questa stessa fede nel rendimento di grazie.
Alla presentazione al tempio di Gesù Simeone, che aspettava questo incontro da tutta la vita, diventa profeta per il bambino e anche per la madre: niente di “sinistro” viene detto, semplicemente ha la chiarezza dello spirito di fede che gli ha rivelato la missione del Messia. Essere “segno di contraddizione” significa che bisogna operare una scelta nel confronti di Gesù: accoglierlo con tutto noi stessi, oppure no.

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