La Parola che conta: mercoledì 4 febbraio 2026 (rito ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

LETTURA Sir 40, 1-8a
Lettura del libro del Siracide

Grandi pene sono destinate a ogni uomo e un giogo pesante sta sui figli di Adamo, dal giorno della loro uscita dal grembo materno fino al giorno del ritorno alla madre di tutti. Il pensiero dell’attesa e il giorno della fine provocano le loro riflessioni e il timore del cuore. Da chi siede su un trono glorioso fino a chi è umiliato su terra e su cenere, da chi indossa porpora e corona fino a chi è ricoperto di panno grossolano, non c’è che sdegno, invidia, spavento, agitazione, paura della morte, contese e liti. Anche durante il riposo nel letto il sogno notturno turba i suoi pensieri: per un poco, come niente, sta nel riposo e subito nel sonno si affatica come di giorno, è sconvolto dalla visione del suo cuore, come chi è scampato da una battaglia. Al momento di mettersi in salvo si sveglia, meravigliandosi dell’irreale timore. Così è per ogni essere vivente.

SALMO Sal 8

Quanto è mirabile, Signore,
il tuo nome su tutta la terra!

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli. R

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato. R

Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna.
O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra! R

VANGELO Mc 6, 30-34
Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Gli apostoli si riunirono attorno al Signore Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Il testo del Siracide si abbandona ad una riflessione sulla povertà e miseria della condizione umana, segnata dal giogo pesante fin dalla nascita, dal timore del cuore, tumulto di emozioni e sentimenti per lo più negativi; anche il sonno è spesso agitato perché il sogno molte volte viene a turbare il riposo. E’ una descrizione che cede al pessimismo (o al realismo) e che ben descrive la condizione di tanti uomini e donne di ogni tempo: solo la grazia di Dio sarà capace di risollevare da questa condizione.

Il contesto nel quale operano Gesù e i suoi discepoli è faticoso e pieno di insidie (Giovanni Battista viene ucciso, Gesù non è compreso dai suoi di Nazareth, i Geraseni gli dicono di andarsene…): cosa serve in questi casi? Il Signore chiama a sé i suoi discepoli perché possa rinfrancarli e possano trovare riposo insieme a Lui e nella comunione, in disparte. Tutto questo suscita nella folla attesa e domanda perché colgono che solo in Gesù e attraverso i suoi discepoli potranno trovare quello che cercano: la fede, la speranza e la carità.

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