La Parola che conta: sabato 1° agosto 2026 (rito ambrosiano)

Sabato della IX settimana dopo Pentecoste

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo e dottore della Chiesa

LETTURA

Nm 14, 26-35

Per quarant’anni nel deserto porterete le vostre colpe.

Lettura del libro dei Numeri.

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Fino a quando sopporterò questa comunità malvagia che mormora contro di me? Ho udito le mormorazioni degli Israeliti contro di me. Riferisci loro: “Come è vero che io vivo, oracolo del Signore, così come avete parlato alle mie orecchie io farò a voi! I vostri cadaveri cadranno in questo deserto. Nessun censito tra voi, di quanti siete stati registrati dai venti anni in su e avete mormorato contro di me, potrà entrare nella terra nella quale ho giurato a mano alzata di farvi abitare, a eccezione di Caleb, figlio di Iefunnè, e di Giosuè, figlio di Nun. Proprio i vostri bambini, dei quali avete detto che sarebbero diventati una preda di guerra, quelli ve li farò entrare; essi conosceranno la terra che voi avete rifiutato. Quanto a voi, i vostri cadaveri cadranno in questo deserto. I vostri figli saranno nomadi nel deserto per quarant’anni e porteranno il peso delle vostre infedeltà, finché i vostri cadaveri siano tutti quanti nel deserto. Secondo il numero dei giorni che avete impiegato per esplorare la terra, quaranta giorni, per ogni giorno un anno, porterete le vostre colpe per quarant’anni e saprete che cosa comporta ribellarsi a me”. Io, il Signore, ho parlato. Così agirò con tutta questa comunità malvagia, con coloro che si sono coalizzati contro di me: in questo deserto saranno annientati e qui moriranno».

SALMO

Sal 97 (98), 5-9

Acclamate al nostro re, il Signore.

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R.

Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani. R.

Esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra:
giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine. R.

EPISTOLA

Eb 3, 12-19

Non si trovi nei cristiani un cuore perverso e senza fede.

Lettera agli Ebrei.

Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura questo oggi, perché nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato. Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda fino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall’inizio. Quando si dice:
Oggi, se udite la sua voce,
non indurite i vostri cuori
come nel giorno della ribellione,
chi furono quelli che, dopo aver udito la sua voce, si ribellarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto sotto la guida di Mosè? E chi furono coloro di cui si è disgustato per quarant’anni? Non furono quelli che avevano peccato e poi caddero cadaveri nel deserto? E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che non avevano creduto? E noi vediamo che non poterono entrarvi a causa della loro mancanza di fede.

VANGELO

Mt 13, 54-58

Si scandalizzavano per causa sua.

Lettura del Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo. Venuto nella sua patria, il Signore Gesù insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Le parole che Dio rivolge a Mosè e ad Aronne da riferire al popolo sono dure: sono la risposta decisa della fedeltà di Dio di fronte alla continua messa alla prova della sua pazienza e della sua costanza, messa alla prova che il popolo continuamente alimenta con lamentele, mancanza di fede e quant’altro… Dio non viene meno alle sue promesse ma queste saranno “godute” solamente dalle nuove generazioni che avranno conosciuto la mano potente di Dio che guida e provvede al popolo e che le liberazione dall’Egitto è solamente il ricordo nel racconto degli antenati.

Il brano della lettera agli Ebrei esorta ad avere fede in Dio nella perseverante speranza e nella carità attiva: il cuore non sia perverso e ricordi quanto il popolo di Dio ha vissuto nel deserto mettendo alla prova la pazienza divina e andando incontro alla sua correzione, incontro a quella morte che è iniziata con la mancanza di fede in Lui. Partecipare di Cristo è alimentare di continuo la nostra fede in Dio perché, viva, ci dia quella vita eterna che inizia qui e si compie in quella terra promessa che è il ritorno a Lui, origine di ogni vita.

Nel suo pellegrinare per città e villaggi annunciando il regno di Dio, Gesù arriva alla sua città di origine, Nazareth, dove entra nella sinagoga e si mette a insegnare suscitando la sorpresa di quanti lo conoscono: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ma questa sorpresa non apre la mente, il cuore, l’anima alla novità portata dal Maestro: i “suoi” non credono in Lui, al suo messaggio e così nemmeno i segni e prodigi si possono fare di fronte a tale chiusura: c’è uno stupore che apre e uno che chiude, noi chiediamo sempre il primo perché di fronte alle opere di Dio e alla presenza del Suo Regno noi possiamo riconoscerLo.

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