La Parola che conta: sabato 3 ottobre 2026 (rito ambrosiano)

Sabato della settimana della V Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Memoria facoltativa del Beato Luigi Talamoni, sacerdote

LETTURA Dt 16, 13-17
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Celebrerai la festa delle Capanne per sette giorni, quando raccoglierai il prodotto della tua aia e del tuo torchio. Gioirai in questa tua festa, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava e il levita, il forestiero, l’orfano e la vedova che abiteranno le tue città. Celebrerai la festa per sette giorni per il Signore, tuo Dio, nel luogo che avrà scelto il Signore, perché il Signore, tuo Dio, ti benedirà in tutto il tuo raccolto e in tutto il lavoro delle tue mani, e tu sarai pienamente felice. Tre volte all’anno ogni tuo maschio si presenterà davanti al Signore, tuo Dio, nel luogo che egli avrà scelto: nella festa degli Azzimi, nella festa delle Settimane e nella festa delle Capanne. Nessuno si presenterà davanti al Signore a mani vuote, ma il dono di ciascuno sarà in misura della benedizione che il Signore, tuo Dio, ti avrà dato».

SALMO Sal 98 (99)

Esaltate il Signore, nostro Dio.

Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Egli è santo!
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
Samuele tra quanti invocavano il suo nome. R

Invocavano il Signore ed egli rispondeva.
Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato. R

Signore, nostro Dio, tu li esaudivi,
eri per loro un Dio che perdona,
pur castigando i loro peccati.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R

EPISTOLA Rm 12, 3-8
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, per la grazia che mi è stata data, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.

VANGELO Gv 15, 12-17
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

La festa delle capanne che viene qui descritta da Mosè vuole ricordare al popolo il cammino dell’Esodo compiuto nel deserto: è dunque una festa di memoria e insieme di ringraziamento per i benefici ricevuti, con il pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme, una volta entrati nella terra promessa, a suggello dell’alleanza stipulata tra Dio e il suo popolo e il popolo e il suo Dio.

L’immagine del corpo per descrivere la comunità del credenti è efficace e classica nella predicazione di Paolo: in particolare l’Apostolo sottolinea come ciascuno abbia un particolare dono, un particolare carisma che serve a edificare tutto il corpo dei credenti dentro la Chiesa, presenza visibile e Dio e del suo mistero nella storia. Importane e fondamentale è valutarsi nel modo giusto, senza elevarsi troppo e nemmeno sminuirsi esageratamente perché il dono della vita a favore della fede nella testimonianza personale a favore del prossimo sia fatto con gioia e con generosità.

I versetti di Giovanni 15 sono inseriti nel contesto più ampio dei discorsi di Gesù durante l’ultima cena chiamati “testamento”. Questi pochi versetti annunciano ancora una volta il comando di Gesù di vivere nell’amore reciproco e fraterno prendendo esempio da come lui stesso ha amato: dare la vita per i propri amici, essere davvero liberi e non più schiavi, essere consapevoli di essere scelti e introdotti a conoscere il mistero di Dio Padre, essere veri testimoni di tutto questo.

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