La Parola che conta: sabato 6 giugno 2026 (rito ambrosiano)
Sabato della settimana della I Domenica dopo Pentecoste
Memoria facoltativa di san Gerardo da Monza
LETTURA Lv 12, 1-8
Lettura del libro del Levitico
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla agli Israeliti dicendo: “Se una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà impura per sette giorni; sarà impura come nel tempo delle sue mestruazioni. L’ottavo giorno si circonciderà il prepuzio del bambino. Poi ella resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. Ma se partorisce una femmina sarà impura due settimane come durante le sue mestruazioni; resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue. Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio per il peccato. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; ella sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge che riguarda la donna, quando partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio per il peccato. Il sacerdote compirà il rito espiatorio per lei ed ella sarà pura”».
SALMO Sal 94 (95)
Venite, adoriamo il Signore.
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R
EPISTOLA Gal 4, 1-5
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, dico ancora: per tutto il tempo che l’erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, benché sia padrone di tutto, ma dipende da tutori e amministratori fino al termine prestabilito dal padre. Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi degli elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
VANGELO Lc 2, 22-32
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
La legge della purificazione dopo il parto così come l’offerta del primogenito maschio entro otto giorni dalla sua nascita con il rito della circoncisione e l’offerta espiatoria segnano la vita religiosa e sociale del popolo d’Israele legando fortemente la propria identità all’esperienza religiosa e di rivelazione che hanno avuto per mezzo di Mosè. La consacrazione a Dio dei primogeniti è segno della continuazione e della fedeltà all’alleanza divina; l’offerta espiatoria dice, a seconda delle possibilità dell’offerente, il sincero desiderio di stare lontano dal peccato; l’attesa della donna, impura dopo il parto, dice che il sangue è portatore di vita e che dunque è prezioso e non può essere “contaminato”.
Paolo dice chiaramente ai Gàlati che la legge è lo strumento e non il fine: la legge è strumento perché ciascuno riceva l’adozione a figli riconoscendo in Gesù il Messia Salvatore. Dunque, una volta riconosciuto Gesù e aderito alla sua proposta e risposto generosamente e con costanza alla sua sequela, la legge passa in secondo piano perché il rapporto con Lui e con il dono del suo Spirito, del quale la sapienza è uno dei doni, sono la garanzia migliore del cammino di fede.
Simeone compie il suo desiderio di vedere e riconoscere la salvezza offerta a tutte le genti: un uomo che ha fatto della sua vita un’intera attesa e che si è lasciato condurre, ispirare, muovere dallo Spirito santo. Anche le parola pronunciate sono piene di Scrittura, piene di Parola di Dio che sicuramente ha meditato costantemente per avere uno sguardo così lucido e profondo su di sé e su quanto lo circonda.

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