La Parola che conta: venerdì 21 agosto 2026 (rito ambrosiano)
Venerdì della settimana della XII Domenica dopo Pentecoste
Memoria di san Pio X, papa
LETTURA Ne 6, 15 – 7, 3
Lettura del libro di Neemia
Le mura furono condotte a termine il venticinquesimo giorno di Elul, in cinquantadue giorni. Quando lo seppero, tutti i nostri nemici ebbero paura, tutte le nazioni che stavano intorno a noi si sentirono molto umiliate e dovettero riconoscere che quest’opera si era compiuta per l’intervento del nostro Dio. In quei giorni i notabili di Giuda mandavano frequenti lettere a Tobia e da Tobia ne ricevevano; infatti molti in Giuda erano suoi alleati, perché egli era genero di Secania, figlio di Arach, e suo figlio Giovanni aveva sposato la figlia di Mesullàm, figlio di Berechia. Anche in mia presenza parlavano bene di lui e gli riferivano le mie parole, mentre Tobia mandava lettere per intimorirmi. Quando le mura furono riedificate e io ebbi messo a posto le porte, e i portieri, i cantori e i leviti furono stabiliti nei loro uffici, affidai il governo di Gerusalemme a Anàni, mio fratello, e ad Anania, comandante della cittadella, perché era un uomo fedele e temeva Dio più di tanti altri. Ordinai loro: «Le porte di Gerusalemme non si aprano finché il sole non cominci a scaldare e si chiudano e si sbarrino i battenti mentre gli abitanti sono ancora in piedi; si stabiliscano delle guardie prese fra gli abitanti di Gerusalemme, ognuno al suo turno e ognuno davanti alla propria casa».
SALMO Sal 121 (122)
Gerusalemme, città della mia gioia!
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R
Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore. R
Salgono, secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R
VANGELO Lc 13, 6-9
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
“tutte le nazioni che stavano intorno a noi si sentirono molto umiliate e dovettero riconoscere che quest’opera si era compiuta per l’intervento del nostro Dio”: é questo lo spirito con il quale Neemia e tutti quelli che sono stati coinvolti nella riedificazione di Gerusalemme e del suo tempio a partire dalle sue mura hanno vissuto; non semplicemente lo sfoggio di una potenza e di una industria umana, ma la docilità al volere di Dio e l’invocazione del suo aiuto e del suo sostegno per compiere l’opera. Viene in mente l’espressione del salmo 127: “Se il signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”.
Ci vuole cura per far crescere e fare in modo che una pianta porti frutto: è questo il paragone che Gesù prende nella sua parabola nel contesto dei suoi insegnamenti alle folle a riguardo del rapporto con Dio e la sua rivelazione attraverso il Vangelo. Nei versetti precedenti il Maestro parlava di urgenza della conversione, del ritorno a Dio con tutto sé stessi; in questi versetti il Signore parla della costanza e della cura che, con pazienza, il vignaiolo mette in campo perché quell’albero di fichi porti frutto: è così anche per noi, per la nostra vita spirituale e di fede.

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