La Parola che conta: venerdì 26 giugno 2026 (rito ambrosiano)
Venerdì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste
LETTURA Dt 18, 1-8
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse: «I sacerdoti leviti, tutta la tribù di Levi, non avranno parte né eredità insieme con Israele; vivranno dei sacrifici consumati dal fuoco per il Signore e della sua eredità. Non avrà alcuna eredità tra i suoi fratelli: il Signore è la sua eredità, come gli ha promesso. Questo sarà il diritto dei sacerdoti sul popolo, su quelli che offriranno come sacrificio un capo di bestiame grosso o minuto: essi daranno al sacerdote la spalla, le due mascelle e lo stomaco. Gli darai le primizie del tuo frumento, del tuo mosto e del tuo olio, e le primizie della tosatura del tuo bestiame minuto, perché il Signore, tuo Dio, l’ha scelto fra tutte le tue tribù, affinché attenda al servizio del nome del Signore, lui e i suoi figli per sempre. Se un levita, abbandonando qualunque città dove dimora in Israele, verrà, seguendo pienamente il suo desiderio, al luogo che il Signore avrà scelto e farà il servizio nel nome del Signore, tuo Dio, come tutti i suoi fratelli leviti che stanno là davanti al Signore, egli riceverà per il suo mantenimento una parte uguale a quella degli altri, senza contare il ricavo dalla vendita della sua casa paterna».
SALMO Sal 15 (16)
Il Signore è mia eredità e mio calice.
Agli idoli del paese,
agli dèi potenti andava tutto il mio favore.
Moltiplicano le loro pene
quelli che corrono dietro a un dio straniero.
Io non spanderò le loro libagioni di sangue,
né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi. R
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda. R
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R
VANGELO Lc 7, 24b-35
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro. A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
L’istituzione del ministero sacerdotale da parte di Dio permette di ribadire quanto sia fondamentale il rapporto tra Lui e il popolo, mediato dall’intercessione e dal culto liturgico dei sacerdoti i quali, loro e le loro famiglie, non hanno altre preoccupazioni materiali e non quello di elevare la preghiera e il culto gradito a Dio: per questo non hanno proprietà né eredità perché “il Signore è la sua eredità, come gli ha promesso”. Di cosa dunque vivranno? Di parte delle offerte che il popolo porterà al tempio.
La grandezza di Giovanni il battista risiede nella sua piccolezza, nel farsi piccolo ed indicare il Messia. Vorrei citare un prete saggio, mio illustre compaesano, scomparso qualche giorno fa: “Dalla vita di Giovanni Battista raccolgo solo un insegnamento: la capacità di fare un passo indietro. È questo il senso delle parole: ”Lui deve crescere, io invece diminuire” (Giovanni 3,30). A tutti insegna a scendere dalla predella, non credendosi supereroi dotati di superpoteri; a parlare poco, dicendo solo cose vere, utili, di cui si è sicuri; a promettere soltanto ciò che si può mantenere; a fare unicamente ciò che è buono e serve al prossimo; a rispettare tutti, specialmente i più deboli e indifesi. A me, giunto a novant’anni, San Giovanni suggerisce di non darmi delle arie perché sono il prevosto più longevo da cent’anni a questa parte. La lunga vita non è un merito, ma un dono e un invito a stare in disparte, nel nascondimento e nella preghiera. San Giovanni insegni davvero a tutti noi la ginnastica del passo indietro!” (Mons. Claudio Livetti in occasione dei suoi 90 anni).
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